giovedì 9 febbraio 2012

Commento de "Il visconte dimezzato" di Italo Calvino.

11 commenti:

  1. (parte 1)
    Il visconte dimezzato è un romanzo, scritto nel 1952 da Italo Calvino, che rappresenta il primo capitolo della "trilogia araldica” che si completerà con i romanzi Il barone rampante (1957) e Il cavaliere inesistente (1959). I tre romanzi hanno in comune il fatto di essere inverosimili e di svolgersi in epoche lontane e in paesi immaginari.
    Il visconte dimezzato è un romanzo dal tono ironico, scritto con un linguaggio semplice e comprensibile, narrato secondo il punto di vista di un narratore interno, che coincide con il piccolo nipote del protagonista, del quale non viene mai rivelato il nome. Tale prospettiva permette all’autore di narrare i fatti in modo semplice e lineare, sul filo della memoria.
    In un'intervista con gli studenti di Pesaro dell'11 maggio 1983, Calvino ha voluto spiegare perché ha raccontato di un uomo diviso in due:
    "Quando ho cominciato a scrivere Il visconte dimezzato, volevo soprattutto scrivere una storia divertente per divertire me stesso e possibilmente per divertire gli altri; avevo questa immagine di un uomo tagliato in due ed ho pensato che questo tema dell'uomo tagliato in due, dell'uomo dimezzato, fosse un tema significativo, avesse un significato contemporaneo: tutti ci sentiamo in qualche modo incompleti, tutti realizziamo una parte di noi stessi e non l'altra”.
    Queste parole dell’autore, mi sono sembrate il modo migliore per iniziare il mio commento, poiché sintetizzano sia il fine del romanzo, cioè narrare una storia semplice per divertire, sia puntualizzano il messaggio su cui l’autore ci invita a riflettere, ossia la crisi di identità dell’uomo, (forse non solo contemporaneo) e della lotta che deve affrontare nella scelta tra bene e male.
    Il romanzo è ambientato in Boemia e in Italia a metà Settecento - l'epoca ci è rivelata dal riferimento dell'autore all’esploratore inglese James Cook- e presenta, come tema centrale, il problema dell'uomo contemporaneo dimezzato, cioè incompleto; infatti, il protagonista è stato diviso a metà tra bene e male. Al tema centrale fanno riferimento, anche, altri due personaggi, cioè il dottore e il carpentiere, che rappresentano, rispettivamente, la scienza e la tecnica staccate, separate dall’umanità.

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    1. Toni descrittivi e poco argomentativi... eccessivamente sintetico il commento personale al romanzo.

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  2. (parte 2)
    Il romanzo è sicuramente incentrato sul tema dell’uomo diviso in due, che viene analizzato dall’autore in tutte le sue sfaccettature. Innanzitutto il protagonista è dimezzato sia fisicamente che moralmente( in questo Medardo ricorda il personaggio del dottor Jekyll e di Mr. Hyde), secondo quella che viene definita la ‘linea di frattura bene-male’.Proprio per questo, Calvino si propone di creare delle situazioni assurde, servendosi della comicità e dell’ironia, per testimoniare come il bene e il male convivano all’interno di ogni uomo e, anche come il senso di incompletezza ci porti a dissociarci dalla realtà che ci circonda. Medardo è in contrasto con se stesso, la parte cattiva non tollera quella buona e dal contrasto nascono molte situazioni che finiranno con il rendere la parte buona non meno insopportabile di quella cattiva. Infatti, se la gente non tollerava più le cattiverie del Gramo, allo stesso modo, dopo un po’ di tempo, non poteva nemmeno più sopportare l’eccessiva bontà del Buono. Ciò significa, secondo me, che per Calvino non bisogna guardare al mondo solo da un punto di vista particolare (in questo caso morale, poiché i termini del conflitto sono bene e male) ma bisogna giudicare i fatti nella propria interezza. Alla tematica dell’uomo dilaniato dal contrasto bene-male, si unisce anche quella dell’uomo incompleto, che non è stato in grado di realizzarsi totalmente. È il caso del dottor Trelawney che non è riuscito ad affermarsi come medico, non è felice della sua condizione, vive una vita dimezzata e insegue i fuochi fatui nell’impossibile ed inutile tentativo di catturarli, così come insegue la ricerca della propria identità.
    Comunque, il messaggio finale del romanzo invita a riflettere sul fatto che le due parti di ogni uomo, da sole, sono destinate ad essere infelici e ad arrecare dolore a sé e agli altri, infatti, solo quando si ricompone nella sua interezza Medardo potrà essere utile alla società e se stesso. La vera sfida per l’uomo è quella di riuscire a vivere in modo equilibrato, fermo restando che non sempre è facile o semplice fare delle scelte condivise o in linea con ciò che la società ci impone o si aspetta da noi.

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  3. Il visconte dimezzato è un romanzo di Italo Calvino scritto nel 1952 ed è ambientato intorno alla metà del 1700.
    La storia inizialmente è ambientata in Boemia, nell’accampamento cristiano e poi a Terralba. Gli spazi chiusi sono pochissimi, e quasi di nessuna importanza: castello di Terralba, casa di Pietrochiodo e casa della balia Sebastiana. Tutte le vicende del romanzo si svolgono in luoghi aperti che fanno da sfondo ai fatti narrati: il campo di battaglia in Boemia, il villaggio di Pratofungo, il bosco di Terralba.
    La storia è narrata dal nipote del visconte protagonista, figlio illegittimo della sorella, che è presente nella storia ma di cui non si conosce il nome. Il narratore racconta i fatti secondo il suo punto di vista, anche se capita nel romanzo che i pensieri di altri personaggi sono espressi da lui. È onnisciente e racconta vicende che avvengono anche in sua assenza.
    Il tema principale, in questo romanzo, è celato dalle vicende dei due mezzi uomini: il sapere cosa si prova ad essere dimezzato e incompleto. Il sapere di essere incompleto fa soffrire, ed è questo che le due metà (soprattutto il Buono) capiscono; la metà malvagia si accorge meno di questo aspetto, mentre quella buona intuisce cosa può voler dire essere dimezzato, cioè incompleto anche nell'anima.
    Tramite un'intervista con gli studenti di Pesaro dell'11 maggio 1983, Calvino ha voluto spiegare perché ha raccontato di un uomo diviso in due: lo scopo principale era scrivere un racconto divertente ma in realtà dimostrò con questo racconto un tema significativo contemporaneo, cioè che tutti noi dentro l'anima ci sentiamo incompleti perché riusciamo a realizzare solo una parte di noi stessi e non l'altra.

    Salvatore Schiera

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  4. Il visconte dimezzato è una delle opere più famose scritte da Italo Calvino che ci propone una storia semplice e divertente ma allo stesso tempo ci regala un messaggio che riflette su un tema importante che nel tempo diventa come un filo sottile sul quale ognuno di noi resta in equilibrio nell’attesa che una parte della nostra anima prevalga sull’altra. Calvino, viaggiando con la fantasia, ci presenta un visconte dimezzato, il quale porta con se e nella sua metà solo il male che guarda negli occhi il dolore più profondo e causa terrore fra i cittadini di Terralba, luogo in cui è ambientata la vicenda nel 1700. Così, l’autore dà inizio ad una serie di scene che riflettono la cattiveria di Medardo ma anche la sua debolezza, perché in fondo, dietro un animo malvagio, si nasconde la paura della solitudine. Come inoltre ci fa riflettere Calvino, il male del visconte, e di ogni altro uomo, ferisce per primi i sentimenti delle persone importanti come la balia Sebastiana, e il padre Aiolfo, due personaggi il cui intento è quello di cambiare la visione cupa e buia che pervade Medardo e che non sembra lasciare scampo, poiché gioca sull’inganno e sulla minaccia. Credo poi, che la scelta del poeta di attribuire tale ferita dell’anima e del corpo alla guerra non sia del tutto casuale, essa infatti può devastare qualsiasi individuo che si trova protagonista di scene troppo forti e cruente che lasciano in lui un dolore a volte indelebile. Spesso si è sentito parlare di uomini che tornano dalla guerra distrutti da un male troppo forte che si ripercuote su persone innocenti. Il ritorno della parte buona, però ci fornisce un’altra visione del mondo che è ovviamente quella incentrata sulla pace, ma che spesso è succube del male. All’inaspettato arrivo del Buono fanno seguito scene che riflettono l’indole di Medardo che fornisce aiuto ai bisognosi come i lebbrosi di Pratofungo, fa visita alle famiglie del paese come gli ugonotti e dedica le proprie forze e prediche agli altri. Abbiamo quindi assistito ad entrambe le metà di Medardo che tuttavia appaiono, la prima eccessivamente cattiva e la seconda fastidiosamente buona. Bisognerebbe, in fine raggiungere un equilibrio giusto che ci possa far assaporare sia quella parte di noi che apre gli orizzonti alla bontà, che quel lato magari un po’ brusco che invece ci spinge verso una visione meno pacifica delle cose. Medardo quindi riesce a ritornare quello di una volta e a conservare un’esperienza che sicuramente lo renderà più forte. Usando un linguaggio poco impegnativo ma una trama molto particolare e articolata, Calvino si affaccia sul mondo della fantasia e la usa per dare al lettore la curiosità giusta che lo spinge a sfogliare le pagine velocemente per conoscere la fine che attende il visconte. Secondo il mio punto di vista trovo che la lettura di questo libro sia stata una bella occasione per riflettere sui due sentimenti, il bene e il male, che giocano da nemici ma che possono trovare un posto sicuro nell’anima che li accoglie entrambi e li rende partecipi di una singolare fusione.

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    1. Bel lavoro, Roberta! Commento ricco di spunti di riflessione e ben argomentato.

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  5. Il romanzo “Il visconte dimezzato” fa parte di una trilogia, insieme a “ Il barone rampante” e a “ Il cavaliere inesistente”. I tre romanzi fantastici sono ambientati in epoche remote.
    I protagonisti sono creature bizzarre e irreali, con le quali Calvino vuole rappresentare allegoricamente determinati aspetti della condizione umana: la scissione dell’uomo contemporaneo alla ricerca dell’impossibile unità e la situazione dell’intellettuale che sceglie la strada dalla separazione dal mondo e tuttavia non rinuncia a volerlo conoscere e migliorare.
    Il protagonista del romanzo, Medardo di Terralba, viene tagliato in due da una palla di cannone mentre sta combattendo una guerra contro i turchi; le due parti, quella buona e quella cattiva, conducono un’esistenza indipendente e si ricompongono solo in virtù dell’amore per la pastorella Pamela, di cui entrambe sono innamorati.
    Il romanzo “il visconte dimezzato” ricorda con la problematica del doppio “ il dottor Jekylle e mister Hyde”. La dualità del protagonista riguarda proprio la divisione tra il bene e il male; però nel libro di Stevenson è solo il male ad incarnarsi, Calvino invece divide i due e ci fa comprendere che anche il bene si trova da solo poiché sia la parte buona che quella cattiva non sono complete e risultano, alla fine, insopportabili entrambe. Nel duello finale nessuna delle due parti esce vittoriosa, però grazie a questo scontro il visconte torna intero e quindi l’uomo è considerato completo solo quando è turbato dal conflitto tra bene e male, è proprio questo che lo rende una persona integra. Il libro comunque è scorrevole e piacevole da leggere e aiuta a riflettere sui propri aspetti negativi e positivi.
    A mio parere Calvino ha voluto rappresentare l’uomo contemporaneo con le sue miserie e le sue debolezze, sempre alla ricerca di qualcosa che manca e ci vuole far riflettere su un grande significato: l'incomplettezza dell'essere umano.

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  6. Mi è stato molto utile quello di Roberta.

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